Cosa direste se all’improvviso vi dicessero che la pasta, alimento portante della tradizione italiana, è in realtà frutto di modificazioni genetiche provocate da radiazioni nucleari? Probabilmente non ci credereste, oppure sareste propensi a ritenere che il grano utilizzato non sia di origine italiana, dato il divieto della nazione alla coltivazione di OGM.

In realtà, per scoprire l’origine della nostra amata pasta italiana, è necessario in primo luogo chiarire che gli organismi geneticamente modificati non sono poi così differenti dagli alimenti che consumiamo quotidianamente e che l’opposizione alla loro diffusione deriva principalmente dai consumatori, mentre la maggioranza della comunità scientifica chiede a gran voce la loro regolamentazione ed ingresso nei mercati.

Gli anni Cinquanta sono un periodo ricco di scoperte scientifiche e, sebbene non si parlasse ancora di DNA, gli studiosi avevano capito che bombardando delle cellule con una sorgente radioattiva si potevano provocare mutazioni casuali ed imprevedibili. Oggetto di analisi furono i germogli di vegetali e, attraverso l’utilizzo del Cesio radioattivo, fu ottenuto un grano che oggi è tra i più apprezzati dai produttori di pasta: il Creso.

All’inizio del secolo questa notizia che per lungo tempo era stata trascurata, è esplosa su tutti i giornali ed in televisione ed il povero grano Creso divenne il capro espiatorio di tutti i mali moderni: l’aumento della celiachia, la diffusione della sensibilità e della intolleranza al glutine, per non parlare dei danni contro la Natura ed il nostro ecosistema, insomma, in poche settimane il Creso passò dall’essere il simbolo italiano per eccellenza a un veleno per i nostri palati.

Ma come siamo finiti a produrre grano OGM?

La selezione delle piante con caratteristiche migliori, a discapito di quelle più sensibili, meno produttive o di taglia non adatta, viene condotta dagli agricoltori fin dagli albori della nostra storia. Tuttavia è solo dall’inizio del secolo scorso che si può parlare di miglioramento genetico consapevole, condotto da agronomi e genetisti. “Le mie pubblicazioni sono i miei grani” ha detto Nazzareno Strampelli, uno dei fondatori dell’agronomia moderna, che con il suo lavoro ha portato alla nascita delle varietà dalle quai si è ottenuto il Creso. Nei primi anni del Novecento, periodo in cui Strampelli opera, il miglioramento delle produzioni consisteva nella selezione in campo delle piante migliori, da utilizzare successivamente per produrre la nuova generazione, evitando quindi di intervenire sugli incroci. Strampelli, rendendosi conto della difficoltà e dei lunghi tempi che richiedeva questo metodo, decide di velocizzare il processo, forzando gli incroci tra varietà e specie differenti provenienti da tutto il mondo. Grazie a Strampelli ed al DNA di piante straniere che ha studiato e coltivato il nostro Paese del Dopoguerra è riuscito a raggiungere l’autarchia, raddoppiando la produzione del frumento praticamente senza aumentare la superficie coltivata.

Con il progredire degli anni, di lunghi viaggi e degli studi, Strampelli raggiunge un successo senza precedenti con i grani teneri, ma non con i grani duri, almeno fino a che non selezionò una progenie, derivante da un grano duro tunisino, che chiamò Senatore Cappelli. Lo scopo era ancora una volta quello di soddisfare la richiesta nazionale, riducendo al minimo anche le perdite in fase di coltivazione e produzione. In suo aiuto, negli anni Cinquanta, arriva il permesso, a livello di nazionale, di utilizzare in maniera pacifica l’energia atomica. Grazie agli esperimenti condotti nel Centro studi nucleari della Casaccia di Roma si ottennero, dopo vari incroci, le prime varietà di grano duro a taglia ridotta, iscritte nel registro delle varietà. Si tratta del Castelporziano e del Castelfusano, i primi grani ottenuti per mutagenesi e a disposizione degli agricoltori italiani.

Mentre in Italia si diffondeva l’utilizzo dei primi grani mutanti, Norma Borlaug, padre della Rivoluzione Verde, incrocia un frumento tenero del Giappone con un grano duro messicano, incrociando a sua volta il risultato con il Senatore Cappelli. il risultato non è ancora adatto per la produzione della nostra pasta ma Bozzini, uno degli studiosi che ha per primo utilizzato le radiazioni per la creazione di nuove varietà di frumento, ha l’idea di incrociare una delle piantine di Borlaug con una di quelle varietà che aveva ottenuto per mutagenesi più di dieci anni prima. Il risultato è una pianta molto bassa, di circa 80 cm, con elevata produttività e resistenza alla ruggine bruna, caratteristiche ereditate dal genitore messicano, e dimensioni del chicco e virtuosità, ereditate dal genitore mutante romano: il Creso.

Il Creso in pochi anni ha monopolizzato il mercato del grano duro, arrivando a raddoppiarne la produzione a parità di superficie coltivata ed ancora oggi viene utilizzato per nuovi incroci ed esperimento, guadagnandosi il titolo di re della pasta italiana.